Un anno da vice-sindaco. Intervista a Georgia Tramacere

Georgia è una giovane e grintosa donna profondamente innamorata della sua terra. Ha respirato cultura sin dalla nascita, crescendo insieme al progetto di famiglia, i Cantieri teatrali Koreja.

Oggi, dopo gli studi universitari a Roma e alcune esperienze all’estero, si occupa delle relazioni internazionali di Koreja, nel frattempo divenuto punto di riferimento culturale per tutto il territorio.

E’ dunque, a pieno titolo, un “carattere mobile” (e noi siamo fieri, di questo!).

Da circa un anno, Georgia è anche protagonista di un’avventura politico-amministrativa difficile quanto entusiasmante, in qualità di vice-sindaco e assessore alla cultura, innovazione, politiche giovanili e turismo.

Non abbiamo resistito alla tentazione di sottoporle alcune domande, per tracciare un primissimo bilancio della sua esperienza.

Ciao Georgia, è passato poco più di un anno da quando, con “Aradeo Cambia”, sei diventata Vice Sindaco del tuo paese. Partiamo dal principio. Raccontaci un po’ com’è nata questa sfida, cosa ha spinto una giovane donna di 31 anni a spendersi in un’esperienza politica.

Prima di tutto vi ringrazio per aver pensato a me per questa intervista. Sono orgogliosissima di far parte della famiglia CM e spero di riuscire a trasferire qualcosa della mia esperienza anche agli altri CM, dai quali colgo quotidianamente numerosi stimoli.

È passato già un anno si, o forse ancora un anno direi. È già stato fatto molto ma ancora la strada è lunga. Dunque, riavvolgiamo il nastro. Febbraio 2017. Avevo appena compiuto 30 anni quando Luigi Arcuti, il mio sindaco, mi chiese di intraprendere questa strada con lui e con il suo gruppo. Non avevo mai pensato prima di candidarmi, nonostante il mio impegno politico sia sempre stato quotidiano. Non mi piace essere in prima linea, preferisco lavorare dietro le quinte. Ma metterci la faccia può essere simbolo di responsabilità. E a 30 anni se non sei pronto non sei maturo. L’ho raccontato a mia nonna e lei mi ha detto “vai”. Ho accettato quindi.Non so ancora quanto sia stata una scelta consapevole e quanto incosciente, ma una cosa è certa, a muovermi è stato l’amore, Quello per il mio paese dal quale sono scappata a 18 anni ma dove sono voluta tornare fortemente a 26. Lì dove avevo le mie origini, la mia famiglia, i miei amici, quelli veri, e soprattutto la voglia di portare tutto quello che avevo e quello che sapevo. E adesso ho una nuova famiglia, quella dell’Amministrazione e dei miei compagni di avventura, con i quali quotidianamente cerchiamo di fare del mio meglio, trascurando la vita privata per impegnare le nostre energie nella vita pubblica. Mi piace pensare che sia un modo per essere “utile” non solo alla propria, di famiglia, ma anche alle altre. Ed è per questo che sento di avere una responsabilità enorme.

Quali sono i valori di fondo a cui ti sei ispirata, per tentare di migliorare la vita dei tuoi concittadini?

I miei amici mi dicono che sono ripetitiva ma per me la cultura è il punto di partenza e anche quello di arrivo. Con cultura non intendo solo teatro e musica ma il ripartire dalla terra. Quell’azione di coltivare, crescere, nutrire, educare e quindi portare fuori quello che le persone hanno dentro, un universo inesplorato di capacità e passioni. È un termine trasversale che ha a che fare con la civiltà, con la qualità della vita. Ecco, migliorare la qualità della vita per me vuol dire non solamente divertirsi ma avere il coraggio (altra parola chiave) di affrontare problemi, di essere a volte impopolari e di cercare di arrivare direttamente alla gente, coinvolgendola e rendendola partecipe nelle scelte del paese.

Credo sia il modo migliore per ascoltare i bisogni di una comunità, potendo poi dare spazio ad azioni politico-amministrative che hanno come obiettivo esattamente quello di migliorare la qualità della vita di ogni cittadino.

Fare innovazione, in qualunque modo la si intenda, è molto difficile nella PA, e ancora di più nel Sud. Hai avuto modo di iniziare a lavorare su qualche progetto o iniziativa su questo fronte?

Certamente la macchina amministrativa non agevola. È il sistema che non si adegua ai tempi. Ma i luoghi sono fatti di persone. Ed io sono stata molto fortunata. Ci sono persone molto competenti che lavorano perseguire l’interesse pubblico. Certo, molto deve ancora essere fatto. Lancio una provocazione che ad alcuni sembra un’eresia. Credo che se la PA adottasse maggiormente metodi di lavoro tipici di molte imprese ci sarebbero molte nuove opportunità. Anche sul fronte del reperimento delle risorse, credo nella collaborazione tra pubblico e privato. I bilanci sono sempre più esigui e abbiamo bisogno del coinvolgimento dei cittadini e delle forze sociali (profit e no-profit).

A noi puoi dire la verità…! C’è stato qualche momento in cui hai pensato di mollare tutto?

Ogni mattina mi chiedo se sono in grado. E’ quel mettersi in discussione figlio del senso di responsabilità e, a volte, della grande fatica. Poi esco, incontro i cittadini e uno sguardo mi dà coraggio. Basta un solo sguardo per farmi pensare subito che ne vale la pena.

Chiudiamo con un messaggio di ottimismo. L’Italia appare sempre di più come un Paese incerto, confuso, impacciato, disilluso, preso dal torpore, dove prevale un iper-individualismo che alimenta solitudine e cultura dell’ego. Si parla spesso di “giovani disimpegnati”, lontani dalla politica e dall’impegno sociale. Noi di CM siamo consapevoli che questa è solo una parte della verità. E tu ne sei la dimostrazione. Qual è la tua opinione a riguardo? Ci aiuti a sfatare questo tabù?

È certamente una questione che non riusciremo ad affrontare qui in due righe. Certo non è un bene generalizzare, ma purtroppo la nostra società ci mette nelle condizioni di dare priorità a cose che dovrebbero passare in secondo luogo. La gestione del tempo diventa sempre più complessa. Nel tempo libero (anche questo un concetto molto relativo), si preferisce lo “svago”. Affrontare cose serie, tematiche che hanno a che fare con la nostra vita è molto impegnativo. Siamo sempre meno stimolati a quel senso critico e civico che invece è necessario. C’è un appiattimento che ci obbliga a volte a stare sdraiati, come spiega benissimo Michele Serra nel suo ultimo libro. Il mio non vuole essere un messaggio giustificazionista, ma non siamo più abituati ad ascoltare, e non c’è più curiosità.

A questo si aggiunge una politica spesso poco attenta ai giovani, con la scuola che ha sempre più difficoltà e le famiglie, schiacciate dalle difficoltà economiche, che fanno fatica a tenere la crescita culturale dei figli come qualcosa di prioritario.

Mi fa riflettere, per fare un esempio, il ruolo didatticamente marginale dell’educazione civica, pressochè scomparsa. Anche per questo, ad Aradeo abbiamo immaginato un percorso annuale per i nuovi diciottenni, finalizzato alla crescita civica e critica delle nuove generazioni, e alla diffusione di una “memoria storica” tra gli stessi. Due tappe, una estiva in cui si discute della Costituzione e una invernale in cui, tramite call pubblica, alcuni giovani partecipano al progetto “Treno della memoria”, con l’impegno di restituire alla comunità l’esperienza (tramite, incontri, racconti, fotografie e video).

Forse è un piccolo passo, ma sicuramente la direzione è quella giusta: ricominciare a lavorare sul concetto di tempo, sulla capacità di ascoltare, sulla curiosità, sul civismo. E in questo le piccole comunità possono fare molto. Avete visto? Alla fine sono stata ottimista!

Grazie Georgia. In bocca al lupo e…a presto per un nuovo capitolo di questa avventura!