Un Calcio alla Diversità

Abbiamo “aperto” il blog di Caratteri Mobili alla protagonista del progetto “Un calcio alle diversità”, che unisce innovazione e welfare, e che si sta realizzando nel Salento, a Galatina. Il suo nome è Elisabetta Sabella.  

L’innovazione sociale, infatti, passa anche dalla capacità di realizzare nuove forme di “contaminazione” tra mondi apparentemente differenti. Questo consente, esattamente come avviene in questo progetto, di costruire processi di inclusione sociale capaci di innovare le politiche di welfare territoriale.  


Per conoscere la probabilità di un evento, secondo la concezione frequentista, si deve ricorrere all’esperimento. Così, da qualche tempo, ispirandomi alla suddetta visione statistica, ho deciso di applicare la formula alle mie esigenze, riponendovi buona parte delle mie speranze.
Se sono qui a raccontarvi di ciò che leggerete, vuol dire che le aspettative non sono state deluse ed in un certo senso l’esperimento ha funzionato. Tutto questo grazie alla stretta collaborazione tra una psicologa, io (Elisabetta Sabella), un insegnante di arti marziali, Simone Chittano ed un’atleta esperta nelle medesime arti, nel ruolo di assistente del coach, Alessia Coluccia.
Simone, Alessia ed io, siamo convinti che l’integrazione sociale, attraverso l’abbattimento delle barriere culturali e dei pregiudizi, sia una delle sfide più ardue del nostro secolo e che servano, pertanto, misure idonee ed idee progettuali che possano sostenere questa nobilissima causa.
Così, con un’idea basata su questa convinzione e grazie al supporto dell’avvocato Vincenzo Russo, esperto in project management, abbiamo deciso di partecipare al bando “PIN – Sblocca il tuo Futuro!”.
Per chi non lo sapesse, PIN è un’iniziativa sulle politiche giovanili della Regione Puglia rivolta ai giovani che intendono realizzare progetti imprenditoriali innovativi, ad alto potenziale di sviluppo locale e con buone prospettive di consolidamento, rafforzando le proprie competenze.
Essa supporta, attraverso un contributo finanziario, a fondo perduto (variabile tra un valore minimo di 10.000 € ed un massimo di 30.000 € a progetto), idee di innovazione nel settore culturale (es: valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e artistico, ecc..); tecnologico (es: innovazioni di prodotto e di processo, economia digitale, ecc..); sociale (es: servizi per favorire l’inclusione sociale, il miglioramento della qualità della vita, ecc..).  

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Con grande soddisfazione, il nostro progetto è stato giudicato meritevole di finanziamento, pertanto eccomi qui a parlarvi della sua concretizzazione.
Abbiamo scelto di intitolarlo: “Un calcio alle diversità’” poiché prevede l’istituzione di un corso di arti marziali per soggetti con sindrome di Down e per la sua realizzazione abbiamo costituito un’associazione sportiva dilettantistica chiamata “Sportivamente”.
Accomunati dalla voglia di metterci in gioco, a disposizione di realtà e contesti che necessitano di un miglioramento, abbiamo intrecciato le nostre vite quotidiane, i lavori e le passioni, con l’intento di provare a partire da noi, dai nostri mondi.
Da qui il connubio tra disabilità e sport, in particolare tra soggetti con sindrome di down e arte marziale.
Per giustificare questa scelta, potrebbe essere sufficiente una banalità: appellarsi al sapere comune, ovvero che svolgere una regolare attività sportiva migliora la salute della persona. Ma c’è di più. L’arte marziale deriva da una cultura millenaria e, per le sue origini e la sua struttura, è intrinsecamente volta all’ottimizzazione psicofisica dell’individuo. Ne consegue che studiare e praticare l’arte marziale porta ad acquisire benefici su due livelli, strettamente connessi tra loro: quello fisico e quello psichico.
Alcuni dei vantaggi, di cui si giova praticando quest’arte, sono particolarmente rilevanti per i soggetti con Sindrome di Down. Quest’ultima è la più comune anomalia cromosomica del genere umano, di solito associata ad un ritardo nella capacità cognitiva e nella crescita fisica, oltre che ad una facies tipica.
Ciò che ci aspettiamo per i partecipanti, guardando a questo corso in una prospettiva a lungo termine, non è solo un miglioramento delle funzioni cardiovascolari e respiratorie ed il potenziamento di una massa muscolare che possa così proteggere le articolazioni (prevenendo quella lassità legamentosa che talvolta caratterizza la sindrome), ma anche l’acquisizione di una maggiore consapevolezza del proprio corpo assieme ad una corretta strutturazione spazio – temporale, dal momento che, chi pratica l’arte marziale, è difatti educato ad avere costantemente contezza dello spazio entro cui si muove e del tempo necessario per completare una determinata azione.
In un contesto diverso da quello familiare, il confronto con se stessi e con gli altri porta inevitabilmente a prendere coscienza dei propri limiti ed alla possibilità di intraprendere due strade: quella di una loro consapevole accettazione o quella della ricerca di strategie e strumenti atti a superarli, si rintraccia in questo aspetto un ulteriore vantaggio. Questo tipo di sport, così come le modalità con cui è stato articolato il corso e l’impiego di specifici dispositivi, permette al soggetto di canalizzare l’emotività e di sviluppare un controllo su di essa, esprimendola attraverso i mezzi più adeguati.
Siamo certi che questa pratica possa incidere in maniera significativa nel percorso di crescita personale e caratteriale, condizione necessaria per garantire una reale inclusione dell’individuo. Ad ogni modo, il nostro auspicio è che tale inserimento possa avvenire con sempre maggior frequenza e naturalezza.
Per quanto riguarda le informazioni più tecniche ed organizzative del progetto, aggiungo che “Un calcio alle diversità” è un corso totalmente gratuito ed ai partecipanti viene consegnato tutto l’occorrente necessario per la pratica dello sport: guantoni, protezioni, ecc..
Il programma, inoltre, prevede la somministrazione di due questionari costruiti ad hoc: il primo, all’inizio del percorso, con lo scopo di raccogliere alcune informazioni basilari, oltre che rilevare le aspettative dei partecipanti; il secondo, a fine corso, per avere dei feedback sul lavoro svolto attraverso un riscontro dal punto di vista degli allievi.
Sono contemplate inoltre della attività in itinere volte a cogliere il mood di chi si accinge a praticare quest’arte, con l’intento di non lasciare nulla al caso e per farsi carico a 360° dei partecipanti, considerando l’individuo nella sua totalità.
Il corso, avviato il 10 febbraio 2018, si costituisce di una lezione a settimana, nel sabato pomeriggio, presso la “polisportiva Zen Shin” di Galatina, del Maestro Antonio Buono.
Le iscrizioni sono sempre aperte ed in suddetta sede è possibile richiedere ulteriori informazioni in merito all’iniziativa. 

I nostri ruoli: 

  • Simone Chittano: insegnante del corso. Istruttore di arti marziali ed allenatore di Muay Thay, ha svolto numerosi anni di studio e pratica dell’arte Marziale presso la Zen Shin di Galatina, conseguendo importanti titoli sportivi. 
  • Alessia Coluccia: assistente dell’istruttore. Pur essendo la più giovane, vanta un curriculum sportivo di primo ordine, con all’attivo titoli a livello nazionale, europeo e mondiale. Da numerosi anni studia e pratica l’arte marziale e svolge il ruolo di assistenza al Coach, il Maestro Antonio Buono, presso la già citata sede.  
  • Elisabetta Sabella (io), psicologa clinica specializzanda psicoterapeuta con il compito di affiancare i due istruttori nella loro attività di insegnamento e di valutare in itinere l’andamento del corso, intervenendo, laddove necessario, per ottimizzarlo. Nei miei contesti formativi e lavorativi ho spesso a che fare con la gestione di diverse disabilità. Da qualche anno pratico anche io l’arte marziale presso la Zen Shin di Galatina, allenandomi con Simone ed Alessia.  

In ultimo, da partecipante e vincitrice del bando, vorrei condividere con i lettori di Caratteri Mobili una considerazione personale, con l’auspicio possa costituire uno spunto per dibattiti costruttivi e scambi proficui. Ritengo PIN una bellissima iniziativa, volta a sostenere i giovani in un loro possibile percorso di formazione professionale e individuale. Essa, tuttavia, presenta luce ed ombre.  

Credo che non sia, per esempio, esattamente a misura di chi è alle prese con le prime esperienze. Alcune caratteristiche del bando, in particolare gli aspetti di tipo finanziario, non vanno effettivamente incontro alle esigenze di chi non ha i mezzi e l’autonomia per poter dar vita ed implementare le proprie idee.  

A titolo di esempio, faccio riferimento alla stipula della fideiussione richiesta dalla Regione Puglia. Si tratta di una scelta indubbiamente doverosa a tutela dell’Ente, ma che purtroppo si ripercuote su chi non ha i mezzi per avviare per conto proprio un’iniziativa, generando non poche difficoltà nella ricerca di un garante per la concessione della fideiussione.
Al contrario, una delle note di merito di questa iniziativa è rappresentata dai servizi accessori. Il bando prevede, successivamente all’approvazione del progetto, un set di prestazioni di supporto e rafforzamento delle competenze (professionali, specialistiche, workshop tecnici, affiancamento di imprenditori senior, ecc.) messo a disposizione da ARTI (l’Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione) e co-progettati con i gruppi informali beneficiari.  

In conclusione, invito chi è curioso, chi ha voglia di mettersi in gioco o semplicemente chi vuole sperimentare, a venire a vedere di cosa si tratta!
A noi di “Sportivamente” non resta che indossare i guantoni ed iniziare a lavorare ancora più sodo, con entusiasmo e determinazione, per la riuscita di questo progetto.