Marketing commerciale e comunicazione politica nell’era dei social. Benvenuti nell’era della “algocrazia”

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Cosa hanno in comune uno dei migliori ristoranti pugliesi, la “Farmacia dei Sani” di Ruffano, e l’attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump? Apparentemente nulla, direte voi. E in un certo senso avete ragione.

Per un gruppo di amici appassionati di innovazione, come amiamo definirci noi “Caratteri Mobili”, non è propriamente così. In questi giorni la nostra home page di Facebook ha offerto due notizie che hanno stimolato al nostro interno un piccolo dibattito, che in poche righe proviamo a sintetizzare.

La pagina ufficiale di “Farmacia dei Sani”, attraverso un post dal titolo “Algoritmi e razzismo”, ha infatti comunicato ai propri follower che “senza preavviso e senza spiegazioni Facebook ha bloccato le attività social sostenendo la violazione di precise norme interne, omettendo però di indicare quali fossero”. Continuando nella lettura, abbiamo scoperto che il “colpevole” era il riferimento al cocktail “Negroni”, e l’accusa, udite udite, era quella di razzismo.

A distanza di pochi giorni, è rimbalzata sugli schermi dei nostri pc un’altra notizia, indubbiamente di maggiore risonanza mediatica: il blocco, da parte dei principali social network del pianeta, dei profili ufficiali del Presidente Donald Trump a seguito di alcuni post e tweet accusati (a ragione) di diffondere fake news su brogli elettorali e sostanzialmente di provocare l’assedio al Parlamento a stelle e strisce.

Questi i fatti, e dunque il quesito originario. A cui si può rispondere con due parole: piattaforme e algoritmi. A condizionare l’attività di comunicazione e marketing di una piccola impresa del Mezzogiorno e dell’uomo più potente del mondo sono piattaforme social che sono parte integrante delle nostre vite quotidiane e il cui meccanismo di funzionamento è governato da algoritmi.

Lo stesso algoritmo che ha stoppato l’attività di marketing di “Farmacia dei Sani”, bloccato il profilo Facebook di Trump (consentendo però post analoghi negli ultimi 5 anni) è quello che quotidianamente decide con quali dei nostri “amici” interagire, quali giornali online premiare con un nostro click, quali notizie di quest’ultimi proporre, con quale paio di scarpe indurci in tentazione.

Gli esperti la chiamano “Algocrazia”, e non mancano filosofi, umanisti, giuristi, imprenditori e ingegneri che si interrogano da tempo sul suo impatto sulla nostra vita quotidiana.

Il tema è complesso ed è difficile individuare risposte o verità assolute. Vi lasciamo con due domande e qualche indizio, promettendovi che torneremo sull’argomento.

La prima, più generale, è la seguente: il futuro che ci attende sarà segnato da algoritmi e intelligenze artificiali “autosufficienti” o da una sinergia tra questi e le “intelligenze umane”, magari per evitare di scambiare un cocktail con un’incitazione al razzismo? Il dibattito tra gli addetti ai lavori, che ha coniato il concetto di “umanesimo digitale” (secondo cui la tecnologia è al servizio dell’uomo e dei suoi bisogni, e non viceversa) e lo stesso sistema di verifica dei contenuti da parte di Facebook (basato su un mix tra AI e revisori in carne e ossa) sembrano indirizzarci verso una possibile risposta.

La seconda, più specifica ma molto sostanziale, riguarda gli algoritmi utilizzati da queste piattaforme nella verifica dei contenuti: la loro natura di corporation private e l’accettazione delle “regole del gioco” al momento dell’iscrizione da parte di un utente ci condannano ad un’accettazione acritica di strumenti generati dalla piattaforma come i Policy standards, i relativi report periodici o l’Oversight Board (il cosiddetto Tribunale di Facebook), oppure è ipotizzabile una qualche forma di regolamentazione nella direzione di una maggiore trasparenza sui criteri che governano tali scelte (in futuro sempre più automatizzate e sempre meno umane)? Anche qui, la crescente attenzione delle Autorità indipendenti di mezzo mondo e alcuni esperimenti di soft law a livello comunitario (per esempio in tema di hate speech) orientano la risposta in una delle due direzioni.

Buona riflessione a tutti.

Alessandro Martines

Caratteri Mobili

Caratteri mobili è un think tank giovanile. ​Una community che discute. ​ Un’agorà di diffusione di idee. Una piattaforma, orizzontale, di condivisione di conoscenza ed esperienze. Un network che propone e si propone, delineando best practices e nuove frontiere di sperimentazione politica, sociale, culturale, economica. Una generazione che racconta e si racconta, portando innovazione, cultura, bellezza nella società in cui vive. Un punto d’incontro tra lettori, scrittori, opinionisti, blogger, creativi, liberi pensatori, sognatori, cittadini globali. Un punto d’incontro tra caratteri mobili.

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