Lotto ogni giorno. La donna in tv…e nella società

La “Festa della Donna” 2017 è ormai passata, e con essa anche l’attenzione e la sensibilità dei media. Lo dimostra l’ennesima, maldestra, trovata mediatica di un’emittente televisiva, che ha ritenuto opportuno elencare, in una trasmissione nella striscia pomeridiana, una serie di discutibili vantaggi appartenenti a non meglio precisate “donne dell’Est”. Il tutto avvenuto a dispetto di una festività, quella di quest’anno, caratterizzata non solo dalle celebrazioni della figura femminile e della sua importanza all’interno della società e della famiglia, ma anche dal clima di protesta che ha portato molte lavoratrici a scioperare in questa data simbolica.

Si può essere più o meno d’accordo sull’opportunità di un ennesimo sciopero nel nostro paese, ma non si può tralasciare il fatto che la rabbia e l’insoddisfazione stanno iniziando a radicarsi anche in coloro che da sempre sono l’emblema dell’inclusione, del supporto e della pazienza: le donne.

In realtà questo non dovrebbe stupire, perché è da anni che slogan e promesse varie dei nostri rappresentanti politici fioccano su tutti i giornali e i social network il giorno dell’8 marzo, ma che puntualmente restano solo sulla carta o volteggiano nel web.

8602_zoomIn questo articolo non ci si focalizzerà su statistiche e percentuali. Innanzitutto, perché chi si vuole informare, oggi ha tutti i mezzi e le possibilità per farlo in maniera autonoma; in secondo luogo, perché questo articolo rappresenta semplicemente la riflessione fatta da una donna, cittadina italiana, sulla rilevanza che la politica ha riservato alla “questione femminile”.

Cominciamo col dire che attualmente non c’è un Ministro per le Pari Opportunità. In realtà non esiste più neanche lo stesso il Ministero, che è diventato un Dipartimento (quindi un ufficio) della Presidenza del Consiglio.

Questo significa che le pari opportunità sono senza un rappresentante politico, senza qualcuno che metta la faccia in prima persona nell’elaborazione e nello sviluppo di un piano per la realizzazione di un principio sacrosanto che resta oggi confinato nel dettato costituzionale e nelle varie carte dei diritti.

Eppure, storicamente, il Ministero per le Pari Opportunità è stato un’importante conquista politica per le donne.

È nato[1] nel grembo del primo governo Prodi, a seguito della Conferenza sulle Donne tenutasi a Pechino nel 1995, famosa per il discorso fatto dall’allora First Lady Hillary Clinton attraverso il quale ha sottolineato con forza l’importanza di ricondurre i diritti delle donne al tema del rispetto dei Diritti Umani – “Human’s rights are women’s rights …. and Women’s rights are human’s rights”.

In quella sede le delegazioni si sono focalizzate proprio sul rapporto di genere, sulla necessità di ripensare i rapporti tra uomini e donne in un’ottica di uguaglianza e parità in tutti gli ambiti della vita: scuola, lavoro, famiglia.

Vent’anni dopo, proprio l’Italia è stata il luogo in cui ci si è ritrovati per discutere e analizzare quali degli obiettivi contenuti nella Dichiarazione di Pechino[2] fossero stati effettivamente raggiunti dagli Stati partecipanti. Milan EXPO 2015 è stata l’occasione per indire la Sesta Conferenza Mondiale sulle Donne, conclusasi con la Carta delle Donne del Mondo[3] in cui si auspica il raggiungimento della parità di genere entro il 2030.

Un obiettivo molto ambizioso considerato quanto poco si è fatto a livello politico e legislativo in questi vent’anni.

Purtroppo, l’Italia è ancora un paese in cui l’assunzione in un’azienda di una donna qualificata al nono mese di gravidanza costituisce una notizia da prima pagina e da titoli di apertura dei telegiornali[4]; in cui una regione – la Regione Lazio – è costretta a pubblicare un bando riservato a medici non obiettori per poter garantire il rispetto del diritto alla salute, fondamentale e costituzionalmente tutelato[5]; in cui ci si chiede se Laura Boldrini debba essere definita IL Presidente o LA Presidente della Camera e se il Sindaco donna di una città vada chiamato SINDACO o SINDACA (termine orrendo, a mio modesto parere).

Insomma è un paese in cui si discute tanto e si realizza poco, mentre tutto il resto del mondo va avanti a velocità a noi sconosciute.

È di qualche giorno fa, per esempio, la notizia che l’Islanda ha approvato una legge che impone alle aziende con più di 25 dipendenti di esibire un certificato che dimostri il rispetto della parità salariale, che il Ministro per l’Uguaglianza Thorsteinn Viglundsson (un uomo) ha descritto come un atto doveroso perché il governo e la politica hanno la responsabilità di prendere tutte le misure necessarie per raggiungere l’obiettivo della parità salariale entro il 2022[6].

Nel frattempo in Italia è stato presentato un disegno di legge ad Aprile 2016[7], attualmente in discussione alla Commissione Lavoro, che prevede la possibilità per le donne che soffrono di dismenorrea – ovvero hanno un ciclo doloroso – di chiedere tre giorni di congedo retribuito dietro presentazione di certificato medico.

Partendo dal presupposto che disturbi di questo tipo esistono e in alcuni casi addirittura sono invalidanti, la politica dovrebbe chiedersi se sia veramente questa la strada giusta da percorrere per raggiungere l’uguaglianza di genere in ambito lavorativo.

Una misura di questo tipo non rischia di diminuire le assunzioni delle donne che, oltre alla famosa domanda “ha figli?”, dovranno anche rispondere alla domanda (peraltro abbastanza intima) “soffre di dismenorrea?” in sede di un colloquio di lavoro?

Non si rischia di creare una disparità di trattamento all’interno della stessa categoria delle donne lavoratrici tra quelle dipendenti e quelle autonome, che pure soffrono dello stesso disturbo ma che non possono assentarsi dal lavoro?

Tutto questo si inserisce in un clima politico che si farà sempre più teso e incandescente, con le primarie del Partito Democratico ad aprile e il voto politico nel 2018.

È allora arrivato il momento che i partiti e i movimenti che animano il nostro panorama politico non si ricordino delle donne solo quando c’è da assegnare qualche seggio in Parlamento o qualche poltrona nel Governo.

Sarebbe opportuno leggere programmi che mettano la condizione della donna al centro dell’azione di governo e al centro di una nuova visione del paese, insieme a tutti gli altri temi sociali ancora irrisolti e dimenticati.

Sarebbe importante che questa visione prendesse vita non più attraverso conferenze e giornate di riflessione, ma con proposte e iniziative che possano arrivare a realizzazione con la partecipazione di tutte le forze politiche.

Sarebbe bello, infine, vedere che le donne impegnate in politica non siano più bersaglio di insulti sessisti e infami, che impediscono a molte di loro di avere un peso maggiore a livello nazionale, e che possano finalmente farsi portavoce di un’esigenza di uguaglianza che non dovrebbe avere colore politico e che nel 2017 non può più rimanere soltanto sulla carta, anche se quella carta è la nostra Costituzione.

Se non ora, quando?


[1] http://www.pariopportunita.gov.it/media/2522/dpcm405-28-ottobre-1997.pdf;

[2] http://centroastalli.it/wp-content/uploads/2014/09/Pechino1995-dichiarazione.pdf;

[3] http://carta.milano.it/wp-content/uploads/2015/11/114.pdf.

[4] http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/02/08/assunta-al-nono-mese-gravidanza_f5fd2cb4-d8c5-400e-9a74-cead877f861b.html;

[5] http://www.lastampa.it/2017/02/22/italia/cronache/lasl-del-lazio-assume-medici-non-obiettori-per-gli-aborti-la-cei-snaturata-la-legge-PGGSuhRpcx83k7ee1ftkHN/pagina.html;

[6] http://www.huffingtonpost.it/2017/03/09/islanda-retribuzione-sesso-certificato_n_15259084.html;

[7]http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=17PDL0044140.

  • author's avatar

    By: Valentina Coppola

    Nata e cresciuta a Lecce. Anche se con una parentesi “romana” dovuta all’Università, il mio cuore non si è mai spostato dal Salento. Ho una passione per i libri e per la Politica, due strumenti che ti aiutano a capire il mondo e, se usati bene, a migliorarlo. A Lecce collaboro con uno studio legale specializzato in diritto societario. Sto ultimando la tesi in diritto tributario per laurearmi in Giurisprudenza all’Università “La Sapienza” di Roma.

  • author's avatar

  • author's avatar

    See all this author’s posts