Cos’è “Lèvera”, lo spazio di socialità che profuma di legalità

“Levèra: un’etimologia che vuol dire levare, sollevare, sostenere, fare leva, soffiare (detto del vento). Un vento forte s’alza e soffia dalle periferie. Un vento di inclusione, di rinascita, di possibilità, di fiducia.”

Con queste parole, semplici ma potenti, Levèra, il nuovo circolo Arci di Galatina, si presenta sulla piattaforma comunicareilsociale.it – un social network che abbiamo appena scoperto e che è dedicato a chiunque voglia raccontare una storia, un progetto, sollevare l’attenzione su un tema di interesse collettivo o fare un’azione di denuncia. (https://www.comunicareilsociale.it/sito/levera/)

Immagine leveraIl circolo ha dato vita ad uno spazio sociale nella frazione di Noha, in un immobile confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla città, ai cittadini e alla comunità dopo un’ importante azione politica, e rimasto poi in panchina per un po’. Il Comune di Galatina, infatti, ha beneficiato di un finanziamento P.O.N. Sicurezza per lo Sviluppo, Obiettivo Convergenza 2007 – 2013 grazie al progetto “Turismo responsabile ed impresa sociale”, finalizzato al recupero dell’immobile ed alla ricollocazione dello stesso nel circuito produttivo legale.
A Giugno dello scorso anno era stata indetta una gara per l’aggiudicazione dello stabile, andata poi deserta. Dopodiché si è alzato il vento di Levèra. Siamo curiosi di sapere cosa sta accadendo e la direzione che si intende dare a questo vento di inclusione e di rinascita.

Lo abbiamo chiesto a Flavia Luna De Matteis, presidente di Lévera che, malgrado gli impegni per i preparativi dell’inaugurazione del 23 Marzo, è contenta di rispondere alle nostre domande.

  1. Flavia, come nasce Levèra e da chi è composto il vostro team?

    Levèra si compone di soggetti che hanno una coscienza civica critica e positivista, dalle svariate competenze e dagli svariati interessi, dalla rigenerazione urbana alla musica piuttosto che la formazione e la crescita dell’individuo. L’esigenza è stata in primis quella di dare vita ad un bene, le cui vicissitudini sono state da sempre sotto la nostra attenzione. Non volevamo una semplice sede associativa, ma la necessità personale di ognuno di noi era quella di rendere utile il nostro operato alla comunità tutta, la necessità era quella di far crescere un territorio dal quale non vogliamo fuggire e che vogliamo a tutti i costi vivere.

  2. Vi siete fatti avanti voi per l’affidamento: perché è importante per voi riscattare questo posto?

    Sono una studentessa di architettura e da sempre mi sono interessata di progetti relativi alla rigenerazione urbana. Rigenerazione non solo in senso prettamente architettonico, ma anche sociale. Ho iniziato questo percorso per curiosità, mi interessava approfondire gli aspetti sociali legati alla rigenerazione degli spazi affinché questi diventassero luoghi per un immaginario comunitario possibile. Per questi motivi abbiamo voluto cogliere la possibilità di restituire alla comunità un immobile che da anni è stato abbandonato a se stesso a seguito dell’impiego di fondi pubblici.

  3. Qual è il vostro piano d’azione per dare nuova vita a questo spazio? Avete già individuato degli ambiti prioritari di intervento? 

    Lo spazio è enorme, le possibilità di azione altrettante. Partiremo però con l’attivazione dello spazio al piano terra, per il quale le linee di azione sono il caffè letterario con una biblioteca di comunità (ci sono già arrivate molte donazioni di libri, sia da soggetti singoli, ma anche dagli enti). A questo verrà affiancato il progetto del doposcuola sociale grazie alla grande sensibilità di una nostra socia, la quale si è impegnata nell’attivazione di una rete di volontari qualificati per l’erogazione del servizio. Ovviamente tutto sarà allietato da eventi culturali volti alla crescita individuale della persona e alla socialità.

  4. Il panorama dell’innovazione sociale è in crescita, anche nel Salento. E non mancano progetti di rigenerazione e attivazione di spazi pubblici in stato di abbandono. Quali pensi possano essere i vostri elementi distintivi? 

    Sicuramente l’immobile che il Comune di Galatina ci ha concesso in gestione è un punto di forza importante già da sé. Chiunque vi entra ne rimane affascinato. Ci sono spazi in abbondanza che si prestano alle attività più disparate. Non a caso il progetto di gestione che abbiamo presentato per la concessione è variegato e mira alla collaborazione tra svariati attori puntando alla creazione di una rete solida che miri a fare di via Bellini un riferimento culturale e sociale non solo per le realtà nohane e galatinesi.

  5. La costruzione di sinergie è fondamentale per far decollare progetti di innovazione sociale. Pensate di interagire con altri partner locali già impegnati nel sociale? Come?

    Certamente, crediamo che la costruzione di una rete sia fondamentale per la riuscita del progetto. Abbiamo già attivato una serie di contatti e relazioni che si sono dimostrate ben disposte a una possibile collaborazione. Libera e Arci, le quali ci hanno dato tutto il sostegno necessario, sono state le prime, insieme al Comune di Galatina, a credere in questo progetto tanto quanto noi. Il primo passo concreto, grazie ad Arci Provinciale, è stato quello di inserire l’immobile in un bando di finanziamento regionale ai fini della formazione sulla legalità, del quale attendiamo il responso. Tante altre poi sono le realtà entusiaste e con queste stiamo già avviando una collaborazione, ma non voglio ancora svelare nulla. In questi giorni, poi, si stanno attivando altre relazioni e ora, anche se siamo appena in partenza, non siamo più prettamente noi a cercarle, ma Levèra sta suscitando interesse un po’ ovunque. Il vento soffia e anche forte, il sogno che abbiamo avuto fin dal primo momento sta prendendo piede.

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Flavia Luna De Matteis