Le feste patronali tra innovazione e tradizione

Intervista al Presidente pugliArmonica, Graziano Cennamo


Vi proponiamo l’intervista a Graziano Cennamo, presidente di pugliArmonica, associazione che si occupa del recupero del valore delle feste patronali e della promozione e valorizzazione delle tradizioni popolari. Una sfida tra innovazione e preservazione della radice autentica.

Se si parla di feste patronali vengono in mente processioni, bande, cassarmoniche, bancarelle, giostre e fuochi d’artificio: nel corso del tempo, quanto sono cambiate questo genere di feste?
«Dipende dal contesto. In alcuni paesi del sud Salento tutto sembra essere rimasto immutato. In altri contesti invece delle feste è rimasto l’essenziale. Talvolta, dovendo i Comitati adattarsi al cambiamento, sono venuti meno elementi portanti della festa: per attirare un vasto pubblico si sostituisce la banda con un cantante».

Come conciliare certe tradizioni con la contemporaneità ipertecnologica che sembra essere completamente staccata dal significato originario di queste manifestazioni?
«Dando vita a un continuo dialogo tra presente e passato si può mantenere viva la tradizione facendo ricorso a tutti i mezzi che la contemporaneità ci mette a disposizione. Salvaguardandone l’autenticità e custodendone le peculiarità».

Si possono coniugare le innovazioni con lo spirito autentico della festa: fino a che punto è giusto e necessario cercare il cambiamento?
«L’innovazione può essere lo strumento per promuovere e tutelare la tradizione e renderla interessante anche agli occhi delle generazioni future. Nel cambio generazionale tra i nostri nonni e i nostri padri ho notato, in alcuni casi un vuoto, causato da vari fattori, che ha danneggiato la continuità della tradizione. Proprio i giovani stanno riportando alla luce usanze di una volta, riappropriandosi di tutto ciò che ruota intorno al mondo delle feste patronali».

Quali sono gli aspetti delle feste che vanno maggiormente tutelati e che invece si rischia di perdere?
«Le nostre feste patronali sono caratterizzate da consuetudini e usanze che cambiano da paese a paese e che non troverai uguali da nessun’altra parte. Ciò che va maggiormente tutelato delle feste sono proprio questi aspetti, altrimenti rischiamo l’appiattimento e quindi feste sempre uguali e, oserei dire, banali».

Un tempo le feste patronali erano vissute come un momento di forte identificazione in cui tutta la comunità si sentiva, a vario titolo, naturalmente coinvolta, è ancora così?
«Ancora oggi una festa patronale riesce a far emergere in vario modo il senso di appartenenza di una comunità. Molte persone che vivono lontane tornano proprio in concomitanza della festa. Come momento religioso, musicale, ludico, sociale ed economico, è un tesoro, un mondo dove tutti questi aspetti si amalgamano alla perfezione. Non a caso abbiamo intitolato il convegno “la festa patronale, tesoro del popolo” perché riassume in sé tutti gli elementi che ruotano intorno alla festa del santo patrono».

Quali sono le potenzialità delle feste patronali che ancora si stenta a mettere a frutto?
«Se si riuscisse a convogliare il flusso turistico, organizzando ad esempio dei tour che, partendo dalle città principali, portasse il turista a visitare le nostre feste patronali, si darebbe un ulteriore slancio anche a quei paesi dove si svolgono feste poco conosciute ma che, per la loro autenticità, sono di una bellezza straordinaria.».

Come nasce l’idea di PugliArmonica?
«PugliArmonica è nata da una mia intuizione. In un momento in cui mi ero allontanato da questo mondo, ne sentivo la mancanza e volevo tornare a vivere lo spirito della festa non più da semplice spettatore. Così, incoraggiato dagli altri soci, ho fondato PugliArmonica. Inizialmente nessuno riusciva a capire bene quale fosse il progetto dell’associazione. L’idea di base è sempre stata quella di un’associazione che supporta comitati, enti, proloco, comuni che vogliono valorizzare le loro feste patronali. Col tempo, le occasioni di collaborazione non sono mancate. E, a distanza di soli tre anni, siamo riusciti a farci conoscere e apprezzare. Siamo un’associazione itinerante. Non a caso il logo è una cassarmonica perché, proprio come la cassarmonica che ogni giorno cambia paese e festa».

Quali sono gli obbiettivi dell’Associazione?
«L’obbiettivo principale è tutelare le peculiarità delle nostre feste perché, tra incomprensioni, burocrazia e nuove normative se ne rischia l’estinzione. Vogliamo promuoverle adeguatamente, ottenendo la massima risonanza sul territorio, attraverso una rete di collaborazione con gli enti e i comitati locali. ’Nel cuore della tradizione’ il nostro motto l’abbiamo voluto scrivere proprio sotto il logo dell’associazione per ribadire il legame con le tradizioni della nostra terra».

Nell’ambito dell’organizzazione della festa che genere di servizi fornisce ai comitati? Quali sono i successi che può vantare l’associazione?
«PugliArmonica affianca gli organizzatori attraverso la realizzazione di mostre che riguardano il mondo delle feste, organizza conferenze monotematiche sulla festa, sul santo e sulle tradizioni del luogo in cui è richiesta la nostra collaborazione, coordinandoci sempre con le realtà locali.
Realizziamo documentari sulle feste patronali, promuoviamo la manifestazione anche attraverso la realizzazione di spot specifici.
L’associazione – che non riceve finanziamenti regionali – si mantiene attraverso le attività che organizza nel corso dell’anno, portando avanti i suoi progetti da comune in comune. Essere autonomi è la nostra forza perché, in buona sostanza, vuol dire essere liberi del proprio agire».