L’altra faccia dell’agricoltura. Il dramma del caporalato

Oggi torniamo a parlare di agricoltura.

L’abbiamo fatto più volte sulle pagine del nostro blog, cercando di mettere in evidenza tutte le positività che possono emergere da questo settore, soprattutto in un territorio come il Salento, che storicamente ha basato la propria sussistenza economica sull’agricoltura.

L’abbiamo fatto soffermandoci anche sulle opportunità di finanziamento per un settore che è in crescita e che, soprattutto al Sud, attrae anche le giovani generazioni, come ha sottolineato il recente rapporto Ismea Svimez.

I recenti episodi di cronaca con gli arresti seguiti alla morte di Paola Clemente, la bracciante deceduta nelle campagne di Andria nel luglio 2015, ci impongono però di soffermarci su quella che possiamo chiamare “l’altra faccia” dell’agricoltura, approfondendo l’odioso fenomeno del caporalato.

L’Osservatorio Placido Rizzotto della Cgil, infatti, nel rapporto “Mafie e criminalità in economia” ha messo in evidenza come il lavoro nero e il caporalato nel mondo interessi più di 20 milioni di persone, di cui 3,5 in agricoltura, e che il lavoro forzato produce profitti per 150 Miliardi di euro, di cui 9 in agricoltura

In un’analisi attenta del fenomeno è necessario allargare lo sguardo e osservare i meccanismi che generano il caporalato e lo sfruttamento, da ricercare probabilmente nel meccanismo di filiera.

04f7613cf610ed70e7e72719902b029dSecondo il Prof. Franco Chiarello, docente di Sociologia dei processi economici all’Università di Bari, esiste un problema di prezzi che coinvolge la grande distribuzione, passando per l’industria, fino alle singole aziende.

La prassi è comprare al minor prezzo. È cosi che si arriva al barattolo di pelati da 50 centesimi l’uno.

Le aziende che si rivolgono ai caporali vanno condannate – continua il professore- ma è innegabile che esistano pressioni dall’alto che inducono le imprese a tagliare i costi, perché stiamo parlando di prodotti a basso valore aggiunto, come pomodori, angurie e fragole, che già subiscono la concorrenza aggressiva di paesi come Cina e Nord Africa.

Per l’economia pugliese, che soprattutto in estate incontra puntualmente questo problema, diventa essenziale pensare a degli strumenti che mettano un argine a questo fenomeno. Positiva, da questo punto di vista, è stata l’ordinanza comunale del Sindaco di Nardò dello scorso anno, che ha vietato del tutto il lavoro nei campi, nelle ore più calde della giornata.

Ancora più efficace, probabilmente, è stata l’idea di Guglielmo Minervini, compianto assessore alla Legalità e alla Trasparenza della Regione Puglia, il quale aveva lanciato il progetto “Equapulia”, nel ghetto di Rignano Garganico, prevedendo un bollino etico da rilasciare a tutti quei soggetti che dalla raccolta alla lavorazione, per finire alla sua distribuzione, dimostrano di non aver fatto ricorso al lavoro nero.

Fuori dal contesto locale, esistono altri modelli positivi di contrasto al sistema del caporalato, come quello del Trentino Alto Adige, dove le associazioni di categoria e del terzo settore, in collaborazione con la Questura locale e con le ambasciate italiane in Romania, Polonia o Moldavia., hanno creato un ufficio per coordinare e monitorare le attività nei campi, garantendo ai braccianti retribuzioni e alloggi adeguati.

Con l’avvicinarsi della stagione estiva, il problema si riproporrà in tutta la sua gravità, e sarà fondamentale affrontarlo con forza e lungimiranza.

Compito di ognuno di noi sarà quello di garantire un livello alto di vigilanza, anche e soprattutto sfruttando a pieno il nostro potere di cittadini-consumatori, provando ad orientare nella direzione della sostenibilità e della legalità le nostre scelte quotidiane di consumo.

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    By: Francesco De Lorenzis

    Laureato in Scienze Politiche presso l’Università LUISS, mi sono specializzato in relazioni industriali e del lavoro. Vivo a Roma, e lavoro nella direzione generale di Confcommercio – Imprese per l’Italia, occupandomi di comunicazione politica, economica ed istituzionale. Appassionato di politica, impegno sociale, lettura, sport e running. Nonostante le difficoltà, credo che con coraggio e passione i risultati si possano sempre ottenere.

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    Una serata di stimoli e un libro da leggere per non essere…”i rassegnati”

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