LA CULTURA NEL SALENTO: TRE PROPOSTE SEMPLICI

A guardarlo da lontano il Salento non appare solo la terra del sole, del mare e del vento. Ma luogo di cultura e memoria.

Questi due concetti sono legati strettamente a quello di identità. Il proliferare di discorsi sul marketing territoriale – che vedono nel turismo un asset fondamentale – talvolta, involontariamente, mettono da parte il Noi. Il senso di collettivo, la natura antropica, la risposta alla domanda che più ci dovrebbe essere cara: chi siamo?
Terra d’Otranto, crocevia nel Mediterraneo, approdo di Enea, dominio greco, turco…ed oggi?
Per chi non lo tenesse a mente siamo, ad esempio, la terra di Carmelo Bene e Vittorio Bodini, Edoardo De Candia ed Ezechiele Leandro. Creativi, originali, irripetibili attori di un fermento ancora vivo.

Le parole, i gesti, gli atti, i fatti. Noi siamo anche questo. Ieri da Londra, oggi da Roma mi domando cosa manchi a questa terra. E mi rispondo: la consapevolezza. Bisogna essere forti, sfrontati e sereni. Non campanilisti ma coscienti di sè. Consapevolezza non è mai presunzione, ho sempre pensato. E allora questa consapevolezza va ripresa. Proviamo a fare 3 piccoli gesti.

FullSizeRenderIl primo è legato a Galatina, la città in cui il fenomeno Tarantismo è nato. “La notte di San Paolo”, il 28 giugno, persone provenienti da tutta la provincia si aggregano vicino alla cappella dedicata al Santo per suonare e danzare spontaneamente. Sul programma si prevede che si suoni sino al sorgere del sole. Ma ciò resta sulla carta. Ho provato un profondo disgusto quando poche ore dopo la mezzanotte i gruppi di tamburellisti e danzatori si sono sciolti perché l’orario richiedeva di smettere. La presenza delle forze di pubblica sicurezza imponeva un dissolvimento dell’evento. La quiete pubblica disperde la tradizione, l’ordine la memoria. “La notte di San Paolo” appare allora un happening più che una festa.

Prima proposta semplice: la Notte Bianca delle Ronde. Esperienza unica e vera, momento dionisiaco e corale. Dalla sera all’alba. Si lasci fluire lo spirito autentico del Tarantismo, libero e incantato. La deroga, l’eccezione come esperienza del limite. (Ri)creatrice di un nuovo sentimento ancestrale.

Il secondo gesto è legato a Melpignano. La Notte della Taranta, invenzione geniale, costituisce un momento attrattivo centrale per il territorio. La conservazione e la valorizzazione della tradizione del canto popolare, che ha origine un Grecìa, opera illustre e riconosciuta a livello internazionale, è il benchmark acclarato della cultura del territorio. Eppure è forse giunto il momento di fare un piccolo passo in avanti.

La seconda proposta semplice è produrre nuovi canti. Sarebbe significativo, che gli ospiti del concertone finale scrivessero brani nuovi. Dei pezzi “neo-tarantismo”, orizzonte di creazione di una nuova memoria. Sullo schema del passato, in dialetto, ma con parole nuove. Non un mero esercizio di stile, ma uno sforzo inventivo. Non penso a un prodotto di mercato, ma a un momento di studio e ricerca per consegnare alle future generazioni una memoria di esperienza. Non è un rifare, ma un fare di nuovo. Ancora. Continuare la tradizione, non solo ricordarla. Immaginando la nascita di una scuola di neo-tarantismo, che coniughi l’antico con lo spirito del tempo. Memoria e futuro. Proviamoci!

Infine Lecce. La Capitale della Cultura candidata, ma mai completamente espressa. Gli sforzi compiuti dai vari livelli istituzionali sono stati importanti ed evidenti. Si è creato un notevole fermento tra operatori, associazioni, enti e persone. Le città cresce e attrae flussi.

Tuttavia mi pongo un interrogativo. Il giorno della visita dei commissari per assegnare il titolo di Capitale Europea della Cultura, la piazza centrale – dedicata al Santo Patrono – era popolata di artisti e creativi. Colorata, generativa agorà festosa. E allora mi domando: perché non farlo sempre?

La terza proposta semplice è di ripopolare le piazza con l’arte e la cultura, sempre. I mercatini, la gastronomia, etc…apprezzabili e funzionali all’economia possono muovere verso la più funzionale Piazza Mazzini. Se si è città d’arte e di cultura, queste devono pulsare dal cuore e promanare nelle periferie. Una scultura, un’opera d’arte ad ogni ingresso della città, in ogni quartiere. Bellezza diffusa e condivisa. Promenade sensoriale. Con le figure – gli uomini – che l’hanno caratterizzata, che rivivano sugli edifici, sui pali della luce, sulle panchine, nei parchi.

Perché il futuro è di chi ha il coraggio della propria storia. E di chi la storia prova a scriverla, a futura memoria. Con semplicità e consapevolezza.

Andare forte, andare lontano.

A Chiara.