Innovare & Partecipare: istruzioni per l’uso ed esempi concreti di Bilancio Partecipativo

Come chiarito nel precedente articolo firmato Caratteri Mobili, il Bilancio Partecipativo è una forma di partecipazione diretta e di democrazia dal basso, strumento di ascolto, relazione e comunicazione, che permette il coinvolgimento dei cittadini alla vita amministrativa di un comune o di una città.

Abbiamo visto dove è nato, e in cosa consiste. Obiettivo di questo secondo lavoro, è analizzare dove e come è stato concretamente realizzato, in Europa e in Italia.

I primi sperimentatori europei furono i francesi: gode di una certa notorietà l’implementazione del bilancio partecipativo negli arrondissement parigini, i cui abitanti ottennero la realizzazione di alcuni giardini pedagogici di quartiere, nonché il restauro di 33 chioschi per manifestazioni musicali e culturali. Suona bene, vero?

green-economy-kashagan.today_-938x465Coinvolgere i cittadini nella gestione del territorio è un processo, non una magia: si attua tramite diversi approcci e varie fasi, è una sperimentazione che, se riesce a radicarsi efficacemente nel tessuto sociale di una comunità, ne cambia irreversibilmente le logiche politiche, superando, auspicabilmente e, perché no, a livello globale, l’annosa crisi della democrazia partendo da un virtuoso local government.

Come è intuitivo, ogni sperimentazione di BP è diversa dall’altra, dal momento che si distingue in relazione al sostrato economico, politico e sociale del territorio in cui si sviluppa. Infatti ciò che accomuna le pratiche di BP non è tanto la path dependency, quanto la metodologia.

Come già illustrato la scorsa volta, la metodologia è fondamentalmente distribuita su più fasi.

Il primo passo, ovviamente, è informare i cittadini dell’opportunità, chiarendo come funziona l’attività di bilancio e di come si può influire sul processo di allocazione delle risorse del bilancio stesso.

L’ideale sarebbe ingaggiare in questa fase delle figure specializzate (i facilitatori) che coinvolgano un campione della popolazione (estratta scientificamente e/o volontaria) in una fase di formazione nell’analisi dei problemi , delle esigenze della comunità e delle risorse a disposizione, al fine di individuare le priorità per la realizzazione di nuovi servizi, opere, spazi, iniziative.

Segue una fase di sintesi e di co-progettazione, in cui si elaborano delle proposte chiare e concise; tutti i progetti pervenuti vengono poi sottoposti ad un’analisi di fattibilità.

La fase consultiva si conclude con una votazione aperta a tutti i cittadini del comune, chiamati formalmente ad esprimere la propria preferenza su come spendere una certa somma del budget dell’amministrazione, vincolando a questo scopo il bilancio di previsione.

I progetti vengono poi avviati alla fase di realizzazione, che può avvenire anche in auto-costruzione, coinvolgendo direttamente cittadini e cittadine, ancora una volta.

E’ esattamente quello che è accaduto, e che accade tuttora, a Milano.

Il bilancio partecipativo nel capoluogo lombardo si consacra nel 2013, nato da una delibera approvata dal Consiglio comunale all’unanimità. Non spaventatevi, ma questa è roba forte: ben 40 progetti sono stati proposti, approvati ed eseguiti dai cittadini di Milano, sotto l’occhio vigile dei tecnici comunali – sembra una serie a puntate di un reality show, una cosa come “Comune da Sogno”, ma è solo straordinaria amministrazione.

L’esempio milanese è ben raccontato e documentato sull’incredibile sito internet “Conto, Partecipo, Scelgo : Bilancio Partecipativo del Comune di Milano”, una sorta di raccolta in streaming delle puntate della fortunata serie di interventi realizzati in moltissime zone della città. Visitatelo, vale veramente la pena: http://www.bilanciopartecipativomilano.it/.

Interventi economicamente importanti, mica spiccioli: da 150.000 a 1.000.000 di euro a progetto, sì, a progetto, con un piano di follow-up strutturato. Infatti alla voce “documenti” all’interno del sito è possibile visionare lo schema che, Zona per Zona, riporta lo stato di avanzamento dei progetti vincitori del Bilancio Partecipativo. Proprio in streaming, visto che tutte le schede dei progetti vengono periodicamente aggiornate per rendicontare ogni attività svolta.

Un museo urbano diffuso interattivo, nel quartiere Brera-Moscova-Garibaldi, finalizzato alla valorizzazione storico-artistica e promozione turistica e culturale della zona – costo € 150.000; la riqualificazione delle piccole aree verdi con attrezzature per la socialità o l’attività sportiva in zona Porta Romana e Porta Nuova, per € 700.000; il miglioramento degli spazi del nido e della scuola dell’infanzia di via Palermo con € 150.000: tutti progetti della comunità, per la comunità, ma per davvero, senza filtri, start-to-finish.

Bello e possibile. E sta succedendo adesso: in 22 comuni italiani che hanno implementato un processo di democrazia diretta determinato dal bilancio partecipativo le idee dei cittadini diventano realtà.

Il caso di Milano costituisce la sperimentazione più significativa in Italia, considerando il numero di cittadini coinvolti, ma, come detto, non è l’unico. Anche realtà di più piccole dimensioni, infatti, hanno scommesso su questo strumento.

A Canegrate Lombardo, comune in provincia di Milano di 12 mila abitanti, lo sforzo fatto è stato enorme: Canegrate Partecipa! viene avviato prima di tutto come progetto culturale, prima che come vero e proprio bilancio partecipativo, proprio per focalizzare l’attenzione sul cambiamento sociale, partendo da una mentalità e da dinamiche nuove rispetto alla mera delega, per superare la partecipazione vista piuttosto come presenza. Punto importante in campagna elettorale già un decennio fa, Il Bilancio Partecipativo non ha avuto da subito il successo sperato: dopo prime consultazioni tramite questionari, l’iniziativa aveva coinvolto appena 171 adesioni, ma gli amministratori e i facilitatori non hanno desistito. Incontri cittadini, mappatura a zone, nascita di gruppi e comitati, nascita di una piattaforma online fruibile a tutti, raccolta delle proposte, valutazione e selezione, votazione – metodologia da manuale, fatica e grandi risultati: 5 progetti presentati, 150.000 euro stanziati, 1700 cittadini coinvolti nelle varie fasi.

Esiti positivi anche a Massa, Modena, Pescara, Reggio Emilia, Parma e a Cascina, in provincia di Pisa, che ha riservato una quota del bilancio comunale pari a un milione di euro, che in comune di 45 mila abitanti ha generato una partecipazione e un entusiasmo elevatissimi e ha rappresentato una sfida non semplice.

Proprio gli esperimenti di Canegrate e Cascina sono frutto della collaborazione dei comuni con il Centro Studi per la Democrazia Partecipativa (CSDP), ente promotore di nuove buone pratiche improntate al modello del bilancio partecipativo, con lo scopo ambizioso di diffondere questa pratica in tutta Italia, rivoluzionando i tradizionali metodi di governo, iniettando massicce dosi di democrazia sostenibile.

Il CSDP, membro attivo dell’Osservatorio Internazionale per la Democrazia Partecipativa, ha creato BiPart, una piattaforma software multi-site creata per ideare, promuovere e realizzare processi di democrazia partecipativa, gestendo in maniera flessibile tutte le fasi del processo: brain-storming e analisi di problemi ed esigenze, formulazione di idee e progetti, votazioni e deleghe di incarichi.

BiPart (http://www.bipart.it/) mette in rete tutti i cittadini coinvolti, che sono così in grado di dialogare e scambiare competenze, geolocalizzando, taggando, raccontando, abbattendo costi e barriere, rendendo tutto più accessibile.

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno permettendo degli slanci in avanti entusiasmanti, creando binari nuovi per la partecipazione democratica.

Come direbbe Jannacci, dovremmo prendere questo treno, “per non essere da meno”.


Fonti:

http://www.bipart.it/

http://www.labsus.org/2012/10/bilancio-partecipativo-un-percorso-sussidiario/

http://www.bilanciopartecipativomilano.it/

https://budgetparticipatif.paris.fr/bp/