GENERATION WHAT? 

I millennialials raccontati attraverso l’arte

Chi sono i millennials? Che gusti hanno? Come immaginano il proprio futuro?
Generazione nomade, che condivide lingua, esperienze, informazioni e uno stesso immaginario desiderante. Pacifista, poliglotta, cosmopolita, allevata col mito del web e del just in time, questa è la Generation What.

I giovani Art manager del Marac hanno provato a rispondervi con una mostra.
Nella importante cornice del Maxxi di Roma 10 artisti Millennials hanno proposto ciascuno dalla propria visione prospettica uno spunto per la riflessione sulla propria generazione.
La mostra si è ispirata al sondaggio promosso da France Upian  e  Yami  2,  cui hanno aderito 14 emittenti europee di 11 Paesi per tracciare un ritratto della gioventù italiana ed europea. Patrocinato dalla Rai che si era fatta promotrice del sondaggio nel nostro Paese,  l’evento ha visto la partecipazione attiva di centinaia di giovani ogni giorno. A latere si sono tenuti talk, incontri, tavole rotonde ma c’è stato anche spazio per un momento di divertimento collettivo – la silent disco – che ha popolato l’intero cortile del Museo.

AttraIMG_5413verso l’espressione artistica si è provato a rispondere agli interrogativi, i sogni, le emozioni, le paure e le speranze dei giovani nati tra la metà degli anni ‘80 e i primi anni 2000.
La generazione della crisi – cresciuta respirando l’incertezza, i dubbi, le angoscia degli ultimo decennio.

Giano bifronte, la globalizzazione ha due facce: la paura e la speranza.
Le crisi di sovrapproduzione, le guerre di religione, lo scontro di civiltà, il terrorismo internazionale, le grandi emergenze umanitarie, i flussi migratori incontrollabili, l’allargamento della forbice tra ricchezza e povertà, la progressiva scomparsa delle classi medie, l’incertezza e la precarietà del mercato del lavoro, la debolezza delle classi politiche e lo strapotere di quelle finanziarie, da un lato. Lo scontro.

Dall’altro la mobilità agevolata da programmi di studio e formazione europei e internazionali, gli spostamenti veloci, il basso costo e la pluralità di mezzi di trasporto, la velocità di scambio di merci e informazioni, l’occasione del mercato digitale, una moneta comune e una lingua internazionale diffusa (l’inglese), la celerità dei mezzi di comunicazione, le opportunità di lavoro su scala internazionale, la condivisione e lo scambio del materiale artistico e culturale non protetto dal
diritto d’autore e i cd. creative commons, gli open data , la sharing economy, le piattaforme di crowfunding civico. L’incontro.
Ecco l’arte allora come momento di catarsi, attraverso il segno, il gesto, il colore.
Viene alla memoria un graffito apparso su di un muro della città di Pavia che recita: “ Senza l’arte avremmo bisogno di troppe
spiegazioni”. L’arte è il più universale dei linguaggi.
Mattia Ammirati, Francesco Capponi, Chiara Fazi, Andrea Gandini, Jago, Iacopo Pasqui, Paolo Raeli, Daniele Rosselli, Valentina Sommariva e Livia Sperandio
hanno fornito attraverso la loro opera nuove lettere di un’alfabeto generazionale capace di riaccendere il sentimento di appartenenza a una generazione tutt’altro che perduta.
Perché il cammino è ancora lungo – il progetto di mostra è esportabile – e i molti interrogativi aperti troveranno nel tempo adeguate risposte.
Intanto ci piace immaginare che la bellezza abbia un futuro e che questa sia una delle pagine già scritte. Ma ne restano di bianche…