A proposito di fake news e messaggi subliminali. Giù le mani dalle ONG

Il dibattito pubblico italiano ci ha abituato a derive populiste capaci di raggiungere picchi imbarazzanti. In questo scenario, l’uso (e abuso) di “fake news”, sempre più frequentemente utilizzate come fonte esclusiva di formazione ed informazione per larghi strati di società, rappresenta un’emergenza sociale di respiro globale, rispetto alla quale l’Italia sembra voler primeggiare, con numeri da record.

Un fenomeno che ha ormai oltrepassato i confini, pur molto rilevanti, del web e dei social network, per approdare nel cuore del dibattito politico, con prese di posizione pubbliche di leader politici e organi dello Stato, basate su improbabili informazioni o allusioni.

In questo quadro desolante si colloca l’ultima, stucchevole, polemica sulle ONG (Organizzazioni Non Governative), che fanno operazioni di SAR (search and rescue) nel mar Mediterraneo.

Definite negli ultimi giorni, da esponenti politici e giornalisti di rilievo, come “taxi per immigrati clandestini”, soggetti protagonisti di “inconfessabili accordi con le organizzazioni criminali nordafricane”, espressione di “scafismo di Stato”, e via discorrendo.

safe ande rescueBasterebbe per indignarsi. Ma dato che l’Italia ama non farsi mancare nulla, a contribuire al linciaggio mediatico ci ha pensato un organo dello Stato, tra l’altro posto in una posizione delicata, come quella di magistrato.

Due giorni dopo le prime accuse giunte da Frontex (secondo alcuni la vera regista occulta dell’operazione), Carmelo Zuccaro, il procuratore di Catania — dove Frontex ha sede — ha annunciato di aver avviato un’indagine conoscitiva.

Nessun fascicolo aperto, dunque, ma solo “un’analisi” — ad oggi priva di indagati e di capi d’accusa — per monitorare le ONG e capire “chi c’è dietro, da dove vengono tutti i soldi che hanno a disposizione e soprattutto che gioco fanno”.

Un magistrato, pertanto, anziché parlare attraverso atti processuali, ha ritenuto opportuno rilasciare un’intervista, contribuendo di fatto a gettare benzina sul fuoco.

Come ricostruiscono alcuni portali d’informazione[1], tra l’altro, Zuccaro ha continuato a concedere interviste e, a dispetto della mancanza di accuse formulate chiaramente, con indiziati chiari, ha continuato sulla stessa linea di insinuazione non circostanziata.

Regalando, come se non bastasse, metafore ad effetto e paragonando un recente approdo di questa povera gente “ad uno sbarco degli alleati in Normandia[2].

Citazioni di questo tipo ovviamente non sono prive di connotazioni. Contribuiscono, cioè, ad enfatizzare la tesi, avanzata da esponenti politici e priva di evidenze empiriche, di un’invasione programmata a tavolino.

Il tutto suggerendo immagini ben precise nella mente di chi legge, immagini che non hanno nulla a che fare con la realtà di persone che fuggono dal proprio paese, affrontando sevizie e torture, per cercare un futuro migliore.

Attenzione, in queste righe non si vuole assolutamente sostenere che il fenomeno internazionale dei flussi migratori non vada affrontato e governato opportunamente, su scala transnazionale.

Né si intende concedere l’impunità rispetto ad eventuali condotte illegali che, se accertate, vanno punite severamente.

Ma è evidente che dietro questo attacco indiscriminato, che getta fumo su TUTTE le ONG e al quale si è imprudentemente prestato anche un organo dello Stato, c’è un malcelato messaggio politico subliminale che va respinto al mittente: le ONG (tutte) devono restringere, o forse eliminare del tutto, il proprio raggio d’azione nel mar Mediterraneo.

E se questo, in assenza di un’appropriata politica euro-mediterranea di gestione dei flussi migratori, significa lasciare annegare esseri umani, poco importa.

A questo si aggiunge una riflessione altrettanto evidente, sul ruolo dell’informazione nella società attuale.

Non si può più accettare che in una società minacciata da un uso improprio dell’informazione (spesso foriera di istinti xenofobi ripugnanti), importanti esponenti politici, giornalisti e alti organi dello Stato contribuiscano, sulla base di fonti prive di fondamento, o in totale assenza di esse, ad un vero e proprio linciaggio mediatico nei confronti di un settore, quello della cooperazione, nella quale operano migliaia di uomini e donne che hanno scelto di dedicare la propria vita al servizio di chi è meno fortunato di noi.

Esacerbando gli animi, alimentando paure e contribuendo ad un approccio malato e negativo alla soluzione dei problemi (già, di per sé, tremendamente complessi).

E’ per questo che ogni persona dotata di buon senso dovrebbe avere la capacità di indignarsi per queste condotte irresponsabili, pretendere chiarezza, sventolare pubblicamente i dati dei salvataggi in mare e conoscere più approfonditamente i progetti di democracy building faticosamente portati avanti da questi soggetti in giro per il mondo.

E, ovviamente, gridare con forza: “giù le mani dalle ONG”.

[1] http://thesubmarine.it/2017/04/25/di-maio-ong-razzismo/

[2] http://www.agi.it/regioni/sicilia/2017/04/24/news/migranti_zuccaro_chiaro_cosa_accade_cerchiamo_prove_su_ong_-1712237/