Craxi e Thatcher due leader a confronto

Capire il passato per affrontare le sfide del presente

La crisi della politica contemporanea e lo stallo di una democrazia incompiuta hanno certamente radici nell’incapacità dei partiti di riformarsi, di selezionare classi dirigenti all’altezza delle sfide del tempo presente, di produrre orientamenti in seno alla società. Di guidare le comunità.
Le leadership contemporanee inseguono un modello carismatico (un uomo solo al comando) sovente però senza la capacità di costruire ambienti e staff capaci e competenti e di attingere a scuole di pensiero consolidate allevate con pazienza e dedizione.
Si prende in prestito il pensiero di qualche intellettuale alla moda, senza sapere (o fingendo) che le mode passano con la stessa velocità dei modelli che veicolano.
Allora ci si trova spaesati a rincorrere nuovi guru e nuove indefinite finitudini altrui.
La lentezza e la lezione della storia insegnano che per costruire progetti e modelli solidi e duraturi occorrono i giusti tempi e sinergie ben definite.
La vulgata più comune vuole che la crisi contemporanea origini dagli eventi e dagli sconvolgimenti degli anni 80 del secolo trascorso.
Un occhio più attento e meno superficiale si preoccupa di indagare le ragioni di tale crisi con meno pressappochismo, imparando a discernere i giudizi dai fatti e questi ultimi dalle opinioni.
Riguardando alle stagioni passate, comprendendo i contesti storici in cui le figure hanno operato, cogliendo il senso profondo delle azioni politiche, partendo dall’analisi delle cause che le hanno generate più che dagli effetti di queste.
I momenti di riflessione collettiva allora possono essere utili per formarsi opinioni più e meno grossolane, maturate con l’ascolto, il confronto, il dibattito.
thatcher craxyUn’occasione importante per ragionare in tal senso sulla storia di un passato a noi prossimo è stato il convegno internazionale “Craxi and Thatcher: comparing leadership and politics. Domestic policy, european integration and transatlantic relations.” tenutosi il 6 dicembre u.s. presso lo Spazio Europa gestito dall’Ufficio di informazione in Italia del Parlamento Europeo e della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, organizzato dalla Fondazione Craxi in collaborazione con la Margaret Thatcher Foundation.
La giornata di studio ha visto raffrontarsi molti ospiti di chiara fama ed esperti studiosi (ad esempio, Luciano Pellicani, Antonio Caprarica, Leopoldo Nuti, Stephen Wall, Ilaria Poggiolini) su temi come – per citarne alcuni – la politica estera di Craxi nel Mediterraneo e il suo rapporto con gli Stati uniti, il riformismo nella politica interna e, a un tempo, la politica di Thatcher nella Germania dell’est e dell’ovest, la sua politica europea e il confronto tra le due figure in occasione del Consiglio d’Europa di Milano 1985.
La comparazione (e la differenziazione) di due figure che – al netto di giudizi personali o partigiani – hanno segnato la storia politica internazionale più recente.
Se si osservano i fatti con il debito distacco, può affermarsi con cognizione di causa che si sia trattato di due innovatori. Due personalità a un primo sguardo molto distanti che hanno, invece, alcuni punti di contatto ragguardevoli.
Si è trattato innanzitutto di due leader forti, che hanno saputo guidare con determinazione il paese rappresentato, dotati di una visione nuova e capaci di immaginare in modo originale il nuovo ruolo internazionale dei rispettivi Paesi.
Entrambi outsider, estranei alla tradizione del rispettivo partito, incarnarono l’una un conservatorismo ben più combattivo a confronto di quello tradizionale e dei suoi predecessori, l’altro il socialismo democratico europeo nella sua versione liberale e libertaria.
Due personalità diverse che si incrociarono e fronteggiarono, soprattutto, nel già citato Consiglio Europeo di Milano del 1985.
Craxi è stato profondamente diverso dai dirigenti che fino alla metà degli anni Settanta sono stati alla guida del Partito Socialista Italiano.
Culturalmente distante dalla classe politica che aveva sviluppato un complesso di inferiorità nei confronti del PCI, egli concepiva la politica come lo strumento del cambiamento e il partito come luogo primario in cui apportare quelle innovazioni di carattere culturale ed organizzativo necessarie per intercettare le istanze di una società che andava cambiando.
Thatcher e le sue origini piccolo borghesi, con i suoi studi scientifici e le sue non consolidate relazioni internazionali, ha rappresentato una novità che nel corpo del partito conservatore veniva vissuta come un’anomalia.  Una donna caparbia, che coraggiosamente ha sfidato il leader in carica Edward Heath – in seguito alla rinuncia di Keith Joseph – e il leader della “rivoluzione dei quarantenni”, una cesura, non traumatica (ma certamente significativa) con la vecchia nomenclatura del PSI.
Se in un primo momento entrambe le vittorie sembravano costruite su fragili basi, superata questa fase di equilibrio e precarietà iniziali le due leadership hanno saputo  consolidarsi. La prima con una “battaglia delle idee” che sposa le politiche formulate dal Centre for Policy Studies, l’altro con la diffusione di un “Vangelo Socialista” basato sul concetto di  “Meriti e Bisogni” (che prendendo le distanze dal marxismo-leninismo, fonda la propria azione su un approccio prudhoniano). Craxi ha saputo rendere decisivo piccolo un partito stretto tra i dogmi delle “chiese” comunista e democristiana.
E sul tema della leadership Thatcher e Craxi. Possono essere considerati due anticipatori nel panorama europeo, tra i primi capaci di sfruttare i mass media per comunicare le loro idee, i loro programmi e la loro visione. Decisi e risoluti si consacrarono entrambi nel campo della politica estera con due episodi chiave nell’immaginario comune: il Craxi di Sigonella e la Thatcher che vincerà la guerra delle Falkland.
Le differenze di contesto politico ed istituzionale segnano una netta e chiara diversità nelle possibilità di incidere nell’azione di governo. Mentre sistema britannico consentì alla Thatcher di esercitare il pieno potere di Primo Ministro e di attuare la sua visione sue convinzioni politiche con la fermezza dovuta, il paludoso sistema istituzionale italiano ha rappresentato un grande limite per Craxi unitamente al sistema di “blocchi” derivanti dalla “guerra fredda”.
La distanza storica ci permette di osservare con il giusto distacco le stagioni di un passato ancora prossimo i cui effetti possono riscontrarsi nel presente.
Bisogna avere il coraggio allora di rileggere i fatti storici alla luce di una più matura consapevolezza separando i giudizi ideologici da quelli storiografici. La lezione della storia, grande maestra, può permettere di imparare dagli errori del passato ma pure di riconoscere le capacità e le azioni positive di uomini che hanno segnato le epoche che ci precedono.
Per inaugurare nuove forme di partecipazione è necessario riformare i partiti e tornare a ragionare in maniera inclusiva e plurale.
Serve uno sforzo attento e consapevole di liberata autonomia dai dogmi consolidati.
Imparare dal passato per costruire il futuro, agendo nel presente.

A mio padre