“CoMarketing territoriale”. Cosa può insegnarci l’evento dell’estate salentina

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di Alessandro Martines

Cosa resta dell’evento dell’estate salentino, la sfilata di Dior a Lecce? Ora che si sono spente le luci della ribalta (ma non l’indotto mediatico e di immagine per il territorio, dati alla mano) è il momento di trarre le prime conclusioni. E, forse, anche qualche utile insegnamento per il futuro.

I salentini possono essere idealmente divisi in due grandi categorie: quelli che amano la propria terra vivendoci e quelli che la amano portandola sempre nel cuore in giro per il mondo.

Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior e salentina di origine, appartiene alla seconda categoria. Come altri salentini nel mondo ha macinato successi personali e professionali, senza mai dimenticare quel lembo di terra in cui ha trascorso parte della sua vita. “Il legame fortissimo con la propria terra”, come menzionato nel video che ha celebrato e accompagnato la sfilata di Dior nelle ore immediatamente precedenti all’evento.

E qui c’è un primo punto importante. C’è un universo di professionalità e competenze in giro per il mondo (“mobili” diremmo su questo blog) che non recide e non reciderà mai il legame con la propria terra. Tanti “piccoli Maria Grazia Chiuri” pronti a trasformare i propri successi professionali in un’opportunità di crescita per il territorio. Una forma di redistribuzione di ricchezza culturale ed economica, o forse un modo per restituire in parte quanto ricevuto da questa terra straordinaria.

Poi ci sono i salentini “sul posto”: persone, imprese, corpi intermedi, Istituzioni locali. Al netto di qualche posizione isolata (e molto minoritaria) tutti hanno preso parte a questo processo corale e collettivo. Il territorio si è lasciato catturare dall’evento, con un grande entusiasmo sui social network e sui media locali, ma anche con una macchina organizzativa e logistica da tutti ritenuta impeccabile.

Altro tema interessante. Il Salento ha in larga parte mostrato il suo volto migliore: accogliente, moderno, proiettato nel futuro ma con la fierezza delle proprie tradizioni, tutto sommato distante da diffidenze e provincialismi di sorta.

Nell’incastro tra le due tendenze descritte c’è il significato profondo del successo dell’evento, e al tempo stesso il grande insegnamento per il futuro.

Una vera e propria stella polare su cui costruire l’agenda politica dei prossimi decenni, così come l’obiettivo dell’impegno quotidiano dei corpi intermedi e l’approccio culturale di chi vive questo territorio nei confronti del mondo.

Il connubio tra le piccole, medie e grandi eccellenze salentine nel mondo (che non vivono in Salento ma lo portano nel cuore) e chi il Salento lo vive quotidianamente è probabilmente la strada maestra per fare grande questo territorio, portandolo in un contesto globale e facendolo uscire dalla periferia geografica e culturale in cui ancora, nonostante tutto, si trova.

Un sorta di “controesodo” (come direbbe un amico) culturale e di opportunità che parte da chi è fuori e si salda con chi è in loco, e che può concretizzarsi in una forma di “CoMarketing territoriale” (come direbbe un altro amico).

In questo modo, l’evento dell’estate salentina sarà ben più di un piacevole ricordo. Ai migliori e più motivati esponenti dei due fronti spetta il compito di trasformare questo insegnamento in realtà.

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