Altro che choosy. Quando un tirocinio allunga il malessere

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Se siete appassionati di spot televisivi sicuramente ricorderete lo spot della Sip del 1993, oggi Telecom, in cui il condannato a morte, interpretato da Massimo Lopez, si salvava dal plotone di esecuzione grazie alla telefonata del suo amico Mario.

Una telefonata allunga la vita, diceva la voce fuori campo alla fine dello spot.

Parafrasando quello spot ci viene da pensare tristemente che un tirocinio allunga il malessere delle nuove generazioni e l’ultimo plotone di esecuzione in ordine di tempo è stato disposto dalle nuove linee guida sui tirocini approvate a fine maggio da Governo e Regioni[1].

Con questo documento si è proceduto ad una generale liberalizzazione dei percorsi di tirocinio, per la durata di un anno, senza alcun collegamento sostanziale col percorso scolastico e universitario del tirocinante.

Infatti se fino ad oggi il tirocinio di formazione e orientamento, rivolto ai giovani entro i primi 12 mesi dal conseguimento di un titolo di studio, aveva una durata massima di 6 mesi, con questo nuovo accordo tale limite scompare e per tutte le tipologie di tirocinio si passa a un anno.

In sostanza un giovane neolaureato o neodiplomato si potrà trovare davanti ad “un’allettante” proposta di tirocinio di 12 mesi, retribuito con un investimento irrisorio, pari a 300 euro, da parte delle imprese.

WhatsApp Image 2017-06-15 at 12.13.33.jpegUna proposta che diventa ancora più “attraente” se si considera che molti dei giovani in questione vivono lontano da casa, con conseguenti spese minime di sopravvivenza (in primis un tetto sulla testa e, se possibile, qualcosa con cui nutrirsi).

Il tutto in un quadro generale in cui i giovani italiani si rivelano tutt’altro che “choosy”, come ebbe a definirli l’allora vice-ministro del governo Monti, Elsa Fornero.

Infatti, come rileva un recente studio di Accenture, menzionato giorni fa da Repubblica[2], i nuovi laureati dimostrano di aver acquisito una certa “flessibilità”, in virtù della quale l’83% dei ragazzi intervistati si dichiara disponibile “ad accettare un tirocinio non retribuito dopo la laurea, in caso non sia disponibile un lavoro a pagamento”.

Difficile pensare a queste misure in termini di investimento sui giovani talenti per il futuro del Paese.

A noi sembra più che altro una scelta politica miope, che si conferma in linea con la logica della ricerca di un consenso immediato, specie delle imprese che acquisiscono forza lavoro qualificata a costo quasi pari a zero, a scapito di un progetto complessivo rivolto alla valorizzazione delle nuove generazioni.

In attesa di un sussulto di dignità della nostra generazione, attraverso una rivendicazione forte di condizioni di accesso al mercato del lavoro quantomeno dignitose, non ci resta che aspettare la salvifica telefonata di Mario o la sensibilità delle Regioni che, nell’attuazione delle linee guida, potranno decidere di discostarsene significativamente, anche mantenendo invariata la disciplina dei tirocini.

Come Caratteri Mobili l’impegno che prendiamo è quello di monitorare l’attuazione delle linee guida sui tirocini nelle regioni italiane sensibilizzando, dove possibile, le istituzioni regionali sull’argomento.

Vi terremo informati.

[1] http://www.statoregioni.it/Documenti/DOC_058915_Rep%20n%20%2086%20CSR%20Punto%201%20odg.pdf

[2] http://www.repubblica.it/economia/miojob/lavoro/2017/06/13/news/quasi_nove_ragazzi_su_dieci_accettano_un_tirocinio_gratis_pur_di_cominciare_a_lavorare-167974256/

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